Il criterio organismico

15 Ottobre 2009 di mare01

Complesso di azioni e reazioni determinate dall’insieme organico-corporeo, in particolare, cervello viscerale, sistema cardiaco e polmonare, stomaco, funzioni sessuali ed erotiche.
Il criterio organismico è vettore dell’emozionalità con assenza di interferenze cerebrali, ideologiche. E’ l’esclusione di qualsiasi immagine, sintesi o programma definito come memetica.
Attualità intuitiva, vissuta in flash formale senza tempo e ripetizione. La verifica esterna ultima è il risultato a funzionalità totale principale o difensiva per il soggetto.
L’organismico è a) l’organico in dinamica unitaria; b) unità organica con presenza di coscienza. E’ unitaria presa di coscienza in atto organico funzionale. Il cervello viscerotonico è la prima fenomenologia più fisica ed emozionale dell’In Sé. Esso reagisce in anteprima a qualsiasi forma di conoscenza di cui si è dotati. E’ la diretta fenomenologia che il corpo (Sheldon) espone come significato della posizione o presenza dell’In Sé ontico. In tal senso la salute è verità, la malattia è errore.
La conoscenza organismica è conoscere l’altro attraverso me, cioè strumentalizzare il proprio corpo per percepire l’emozione corporea dell’altro.

approfondimenti su ontopsicologia

Intuizione

4 Settembre 2009 di mare01

L’intuizione in filosofia indica quel tipo di conoscenza immediata che non si avvale del ragionamento o della conoscenza sensibile. Rappresenta una forma di sapere non spiegabile a parole, che si rivela per lampi improvvisi, e sulla cui origine i pareri sono discordi: secondo il meccanicismo l’intuizione sarebbe riconducibile a processi meccanici di causa-effetto, mentre secondo i neoplatonici il modo in cui l’intuizione si produce nella mente umana non è spiegabile razionalmente, trattandosi di un sapere trascendente che è all’origine della stessa logica di causa-effetto, un sapere non acquisito ma innato sin dalla nascita. Per Platone ed Aristotele era la percezione immediata dei princìpi primi, e dunque espressione di una conoscenza certa perché in essa il pensiero ha direttamente accesso ai propri contenuti, essendo insieme soggetto e oggetto: questi due termini pur contrapposti risultano così complementari e dialetticamente legati tra loro.

Immanuel Kant la formalizzò come metodo conoscitivo e la divise tra “intuizione sensibile”, ovvero conoscenza passiva percepita attraverso i sensi, ed “intuizione intellettuale”, fulcro delle filosofie idealiste.

Percorso nel mondo della psicologia

31 Luglio 2009 di mare01

Antonio Meneghetti racconta il percorso formativo ed esperienzale che ha percorso nel mondo della psicologia.
“Un tempo, per almeno duemila anni circa, la psicologia era una scienza molto seria, riservata soltanto ai saggi, ai filosofi, ai santi padri; in sostanza, a persone di eminente maturità e sapere. La psicologia trattava delle cose della psiche: “psiche” è anima, spirito, l’atto della vita. Tutto questo è stato vero senz’altro fino al 1930.
Per duemila anni si è insegnata la psicologia inferiore e la psicologia superiore. Nel trattato di psicologia inferiore (che durava un anno), si studiavano i sentimenti, la percezione, il contatto, i sensi, il corpo, l’orientamento, la differenza tra l’ordine vegetale, l’ordine animale e l’ordine umano. In sostanza, in questo trattato confluivano tutte le scoperte compiute in qualche modo nei secoli precedenti, a cominciare dai primi “famosi” quattro elementi (Aria, Terra, Acque e Fuoco). Si trattava anche il sensismo, il materialismo, il fisicalismo, e senz’altro venivano offerte le definizioni che l’umanità aveva accumulato.

Poi, nel secondo anno, si studiava la psicologia superiore. In questo trattato, si affrontavano i concetti di “pensiero”, “mente”, “anima”, “intelletto”, “facoltà”, e l’analisi, la descrizione, la causalità, la specificità di questo fascio di conoscenza. Era, quindi, la strada per arrivare a comprendere l’intelletto e capire se poteva conoscere; per cui, si analizzava lo strumento – o la causa – del sapere. Nella psicologia superiore venivano descritti i caratteri, i temperamenti, attraverso diverse suddivisioni, anche perché, quando un sacerdote – buddista, ortodosso, islamico, cristiano – avvicinava un essere umano, una persona, doveva capirla. Per avere competenza, ad esempio, sul problema del bene e del male, ogni sacerdote sapeva la differenza tra ciò che era nevrosi, malattia, “cose per medici”. Poi, c’era il ramo che poteva riguardare il male in sé. Infine, dopo la malattia e il male, si entrava nella disquisizione tra le tendenze, le abitudini della persona e gli stimoli, le sollecitazioni, i richiami della grazia dell’Essere, quindi l’introduzione alla coscienza ascetica, mistica. In sostanza, i grandi sacerdoti ((indipendentemente dal credo abbracciato) avevano una matura psicologia nel discriminare, nell’orientare il giovane, l’anziano, in rapporto alla norma della vita e, successivamente, in rapporto alla norma della rivelazione, della trascendenza .
Dopo aver maturato la conoscenza della psicologia superiore, si poteva accedere allo studio di ciò che era la grande filosofia.
Successivamente, però, è arrivata l’ondata neurologica, psichiatrica, medica, che – per poter guadagnare credibilità all’interno dell’organizzazione istituzionale (religiosa o non religiosa, politica, qualunquistica o anarchica, etc.) – ha cercato di appropriarsi, a piccoli pezzi, dell’olimpo delle conoscenze ritenute veramente serie ed incontrovertibili. Senz’altro i medici hanno condotto molte lotte, quindi è un grande corpo dello scibile che ha avuto i propri martiri, le proprie incomprensioni, però – di fatto – la medicina ha cominciato a rubare termini preziosi alla grande conoscenza della psicologia tradizionale, superiore. Al proposito, ricordo che, quando cominciai a leggere le analisi, i trattati di Jung, Rogers, etc., notai subito che quegli studiosi parlavano della psiche ma non sapevano che cosa fosse: a loro mancava completamente la conoscenza di questa enorme formazione classica in riferimento a ciò che è la psiche, l’anima.
In sostanza, quella che oggi viene chiamata “psicologia sperimentale”, “psicologia scientifica”,“psicologia applicata”, etc. è una descrizione dei comportamenti psicosomatici: l’uomo è stato estromesso, buttato fuori da quel sapere che era pacifico e la psicologia è stata destinata ai malati, regredendo enormemente.

A mio parere, la causa che ha determinato la grande rovina della psicologia intelligente, facendola regredire attraverso un “impasto” troppo generale, è rappresentata dagli Stati Uniti: dal 1945, infatti, essi hanno stabilito il monopolio pseudo-scientifico di questa enorme scienza e l’hanno caratterizzata – ho l’autorità per dirlo – riducendola ad una psicologia standard, consumista, di massa, una psicologia al servizio del sistema e del business.
Nell’allora “blocco sovietico”, invece, di vera psicologia non si parlava, perché sussisteva il problema della “personalità”, anche se alcuni grandi psicologi stavano continuando le proprie ricerche in maniera autonoma. Altri grandi psicologi russi, all’inizio del 1900, erano andati negli Stati Uniti.
Nel 1983, fui chiamato per la prima volta dall’Accademia Russa della Scienze (il superiore organo scientifico russo) su indicazione di B.F. Lomov : fu lui l’uomo che mi scoprì e fece di tutto affinché io mi recassi a Mosca per tenere delle conferenze esclusivamente ad un pubblico di accademici (non a studenti o a professori). Prima di me, in quell’anno soltanto due psicologi erano stati formalmente invitati: Sapir e Rogers. Ma era Lomov la mente sottile che portava avanti tutto il discorso, anche se non appariva (con lui, infatti, ci eravamo incontrati a Roma). Egli era molto interessato all’In Sé ontico e al campo semantico. Per gli studiosi russi era importante uno scienziato che fosse in grado di parlare di psicologia individuale, psicologia della persona, psicologia umanistica: in tutto l’ambiente dell’alta intelligenza russa c’era la consapevolezza che, nella psicologia, mancasse qualcosa di grande, qualcosa che esisteva ma che loro ancora non conoscevano .
Da quanto detto, emerge che il primo obiettivo quello di fornire una conoscenza classica, perenne della psicologia superiore, che è necessaria soprattutto al professionista, all’uomo che decide una cultura vera e profonda. Non è importante per i pazienti o per gli studenti, ma per chi, umano, intende farsi fondamento, riferimento di certezza scientifica agli altri”. (Antonio Meneghetti)

A tal riguardo, ritengo che anche nella Chiesa ortodossa russa sia presente questa formazione, perché la psicologia superiore era comune in tutto il mondo. Il libro sul quale ho formato le mie prime conoscenze di psicologia superiore, ad esempio, era lo stesso che si studiava in Russia (dai sacerdoti), in Germania, in Inghilterra, in America Latina, etc.: era un testo basilare unico. Quindi, quando ci incontravamo, sapevamo in modo tranquillo questa cultura: esisteva una cultura base che nessuno discuteva, quelli erano i primi principi; poi c’erano diverse questioni aperte su cui ognuno aveva la propria posizione, ma erano sempre forme di dettaglio o di evoluzione.
(1927-1989) Ricercatore nell’ambito dei rapporti tra immagine e dinamica, primo decano della Facoltà di Psicologia dell’Università di Leningrado (oggi Università Statale di San Pietroburgo), fondatore e primo direttore (dal 1971 al 1989) dell’Istituto di Psicologia dell’Accademia Russa delle Scienze.
La ragione dell’assenza di questa conoscenza è chiara: nella politica popolare deve esistere sempre il popolo, la collettività, poiché il culto della persona non è previsto nel sistema sovietico marxista. È una coerenza politica. Tutto ciò è stato valido fino al 1980; poi le cose sono fiorite, etc.

Campo semantico, la comunicazione base della vita

25 Giugno 2009 di mare01

Uno dei principi fondamentali applicati dall’ontopsicologia è che per capire l’uomo si deve usare tutto l’uomo.Tutto l’insegnamento della scuola ontopsicologica non è basato su deduzioni logiche ma sul criterio organico.
In questa visione è necessario allora capire il Campo Semantico che, come riportato sui testi di ontopsicologia, è la comunicazione base che la vita usa tra le sue individuazioni.
Facciamo un esempio per aiutarci a capire. Cosa accade quando il telefono squilla?
Qualcuno chiama, qualcun altro risponde e la comunicazione tra i due avviene. In questo senso il campo semantico è il telefono che la vita usa per parlare all’individuazione uomo.
L’ontopsicologia ha scoperto che l’uomo è fondato su un principio, l’In Sé ontico, che è il suo progetto di natura. Se l’uomo segue il suo progetto di natura sta bene, si realizza, cresce.
Ecco, attraverso il campo semantico la natura dell’uomo comunica alla razionalità dell’uomo stesso cosa è bene per lui e cosa non lo è.
Il campo semantico non mette solo in comunicazione la razionalità dell’uomo con il proprio intimo ma consente all’uomo di cogliere anche l’intimo dell’altro. L’uomo in pratica è come un radar: può cogliere gli istinti, le pulsioni, le motivazioni, le sofferenze, le gioie, le preoccupazioni, le paure e tutte le sensazioni possibili di chi gli è prossimo.
Che siano informazioni proprie o non, la comunicazione passa attraverso lo stesso mezzo.
In pratica il telefono che squilla è sempre lo stesso ma dall’altra parte del filo chi c’è? Ecco che l’uomo deve recuperare la capacità di capire chi lo sta informando.
Questa facoltà sarebbe in dote naturale alla nascita, ma viene persa a causa dell’immissione del monitor di deflessione nella psiche per cui si genera l’inconscio e l’uomo perde coscienza sul proprio In Sé ontico. Conseguentemente arriva a non conoscersi e quindi a non distinguere più quali informazioni sono le sue e quali sono di altri. Dal momento che tutte le informazioni vengono percepite con il proprio corpo è portato a pensare che quella paura sia la sua, così come quella rabbia, quell’istinto, quel desiderio, quell’ambizione.
Cioè, il telefono squilla, lui risponde, ascolta e agisce: fa scelte professionali, fa scelte di vita, discute, stringe relazioni, compra, vende.
Ma, quanti risponderebbero ad un telefono eseguendo poi tutte le indicazioni ricevute senza chiedere chi è che parla e senza chiedersi se è giusto per sé fare quelle azioni?
Il metodo ontopsicologico consente all’uomo di imparare la tecnica per recuperare l’esattezza della propria coscienza per conoscersi e distinguere, e conseguentemente agire, quello che è bene per sé.

il criterio semplice della vita

27 Maggio 2009 di mare01

L’indagine sull’uomo ha origini antichissime in Cina. I più antichi documenti del pensiero cinese sembrano risalire, infatti, al 2500 a.C. e la più antica nozione documentata della filosofia cinese è quella di un principio dal quale trasse origine l’universo, un principio generatore di tutte le identità finite la cui energia si spande naturalmente manifestandosi nella realtà delle cose.

A partire dal V secolo a.C. inizia l’era delle filosofie ed a questo periodo, detto delle Cento Scuole, risale l’origine delle maggiori scuole di pensiero Cinese.

In quei secoli i padri della filosofia d’oriente e d’occidente osservavano l’uomo per cercarne il criterio, l’origine, il principio fondante.

Nel confucianesimo, ad esempio, si trova il principio di una sostanziale partecipazione ontologica dell’uomo all’universo. Nella scuola taoista del II sec. a. C. si parla di una realtà unica e perfetta che era prima che il cielo e la terra venissero in esistenza […] una realtà che ha in sé l’origine e la norma (il Dao) dalla quale nulla è fuori e della quale nulla è privo, la cui presenza equivale alla presenza della vita.

Dal II secolo d.C., sempre per l’effetto della spinta della Cina all’apertura al pensiero scientifico straniero, dall’India inizia a diffondersi la filosofia di Buddha. Anch’egli, concentrato sull’origine e l’estinzione della sofferenza all’interno dell’uomo, sosteneva: In questa carcassa lunga un braccio marino con la sua mente e le sue idee c’è l’origine e la fine del mondo.

“Noi apparteniamo ad un progetto universale, come enti biologici, come ordine, come struttura fisiologica. Non possiamo cambiare l’eternità delle leggi fisiche con le convinzioni, la tradizione, la mitologia, la storia, gli stereotipi.”

Siamo a Pechino e sono passati due millenni ma durante la relazione di Antonio Meneghetti sembrano trascendersi le categorie di spazio e tempo e si ritorna in quel dato semplice della vita, dove il pensiero dei grandi saggi da sempre si incontra. Là, troviamo quei principi semplici universali ormai irrintracciabili nella filosofia moderna e nella scienza contemporanea.

“Con In Sé ontico intendo il principio di esattezza in ciascuno di noi, il progetto base della vita. È questo In Sé che insegna a me psicoterapeuta dove sta il principio di vita di quel soggetto, che mi dice perché sta male, cosa deve fare, dove deve andare […]”

Ascoltando la relazione di colui che è da molti considerato tra i più grandi filosofi di tutti i tempi, viene spontaneo pensare che il principio della vita è semplice e sempre identico oggi come duemila anni fa.

Durante le relazioni verranno, infatti, spiegati proprio quei principi elementari che sono alla base dell’esperienza ontopsicologica: le tre scoperte, che consentono allo psicoterapeuta l’ingresso diretto nella situazione psicologica reale del cliente, l’ingresso metodico specifico per capire e poi intervenire, e nelle conferenze è stato specificato che si tratta di un aspetto tecnico.

Nella prima parte si è approfondita anche la spiegazione teorica razionale della struttura scientifica dell’Ontopsicologia, della logica della malattia e della logica della vita, del metodo di intervento della psicoterapia di cura e di autenticazione, della tecnica di lettura dell’in sé ontico del cliente.

Nessuno si distrae, forse nella cultura cinese è ancora ben impresso l’antico insegnamento: Se incontri un saggio che ti indica la strada segui questo saggio come se fosse un rivelatore di tesori: per colui che coltiva una simile persona viene il meglio.

Nella seconda parte si è data quindi dimostrazione pratica attraverso l’analisi in vivo di sei casi clinici.

Durante l’analisi dei primi casi analizzati, per esempio, è stata evidenziata una problematica iniziata in Cina con la legge del “figlio unico” e comune oggi per molti giovani, per la soluzione della quale il professor Meneghetti ha sensibilizzato gli psicoterapeuti presenti: “Bisogna darsi da fare per questi giovani che sin dall’infanzia sono stati sempre viziati, sostituiti e non hanno mai imparato ad essere se stessi. Ma si può curare”.

“Che metodo propone allora per questi ragazzi?” chiede uno specialista dalla platea “È importante insegnare a questi giovani – risponde il relatore – che nessuno può continuare a sostituirli, che la loro riuscita dipende da loro”. E ancora un giovane studente dalla platea chiede: “Ma quando io analizzo i miei sogni come faccio a capire cosa devo fare, quali indicazioni sono dell’In Sé ontico e quali del monitor di deflessione?”

Il giovane viene invitato al tavolo relatori e sarà attraverso l’analisi e l’interpretazione onirica che Antonio Meneghetti avrà l’occasione di evidenziare alla platea: “State vedendo come l’interpretazione onirica nell’ontopsicologia sia diversa da tutte le altre scuole […] L’In Sé ontico di questo ragazzo, attraverso il linguaggio dei sogni, dà la propria posizione su una situazione che lui giudica buona e gli fa capire che invece non è per lui”, l’In sé ontico, spiega, dà sempre l’indicazione di utilitarismo funzionale per il soggetto. È il criterio semplice della vita.

“Questo è il criterio di forza di tutta la scuola ontopsicologica ma per arrivare a distinguerlo in modo professionale ci vogliono tirocinio esistenziale e accademico”.

Certo nell’esperienza del prof. Antonio Meneghetti si trova una profonda preparazione teorica e una decennale pratica clinica effettuata in Italia curando e risolvendo quei casi che la psicoterapia classica aveva chiuso come incurabili e irrisolvibili, oltre a studi specialistici e collaborazioni in numerosi istituti di psicoterapia nel mondo come al Tavistock Institute di Londra alla fine degli anni ‘60.

L’esemplificazione pratica sull’approccio ontopsicologico è continuata ancora il giorno seguente con la Cinelogia sul film “Il matrimonio di Tuya” premiato con l’Orso D’Oro al Festival di Berlino nel 2007, alla presenza del regista Wang Quan An.

In sala, già tra le mani di molti dei presenti il Manuale di Ontopsicologia (versione in inglese) e il testo Cinelogia ontopsicologica (versione in cinese e inglese) che il Governo cinese, proseguendo nel moto di millenni a prendere per sé quanto di meglio il mondo scientifico propone, ha voluto contribuire a diffondere su larga scala prendendosi l’onere, e l’onore, della traduzione, della stampa e della distribuzione.

A due mesi dal termine dei lavori del WCP2008 e come auspicio per il 2009 è poi Mingyi Qian, Presidente del Congresso, ad avere il pregio di farsi portavoce per la Cina: “A nome di tutto il Comitato Direttivo e del Comitato Accademico del Congresso Mondiale di Psicoterapia 2008 – si legge dalla lettera di encomio inviata all’Accademico prof. Antonio Meneghetti – mi permetta di estendere il nostro più profondo apprezzamento per la sua preziosa presenza ed il suo grande contributo all’innalzamento del livello scientifico del Congresso”.

la metanoia in ontopsicologia

25 Aprile 2009 di mare01

Alessio: In alcuni post si parla di metanoia, ma non è molto chiaro cosa sia…io mi ricordo di aver sentito per la prima volta questa parola quando ero alle superiori e, pensate un po’, ci stavano spiegando i “Promessi Sposi” del Manzoni!!! Sì, insomma…se non ricordo male la parola metanoia era usata in riferimento alla conversione di Fra Cristofaro. Cioè, con l’Ontopsicologia vogliono convertire chi???

Bea: Bè, la parola metanoia in effetti indica una conversione, ma l’ontopsicologia non la intende in chiave religiosa! Metanoia infatti significa “cambio mente”, significa cioè cambiare quei modi di pensiero e di comportamento (acquisiti spesso durante l’infanzia) che ci impediscono di scegliere e agire secondo i nostri sani interessi. L’ontopsicologia propone un metodo, una tecnica che consente questo cambiamento, permettendo la realizzazione dell’individuo in questo mondo. Come vedi, nessun tipo di richiamo all’al di là di tipo religioso. Anzi, per non sbagliare ti riporto una frase scritta da Antonio Meneghetti:

“La metanoia non è una questione religiosa, paranormale, piuttosto è come togliersi il fumo dagli occhi, togliersi gli occhiali sbagliati e toccare”.

Alessio: Mmmm….carina la storia degli occhiali sbagliati :-) ) Ma non lo diceva già Kant? (in una delle sue critiche…forse della Ragion Pura)…una cosa del tipo che tutti abbiamo come degli occhiali “permanenti”, come una specie di lenti colorate attraverso cui guardiamo la realtà?

Bea: Sì, sì, proprio quella! Cioè Kant diceva che non è possibile guardare il mondo senza questi occhiali, invece l’ontopsicologia ti spiega che li puoi togliere! Fare metanoia significa proprio questo…anzi, la storia degli occhiali in sé forse non è originale, ma Antonio Meneghetti è stato il primo ad aver dimostrato che questi occhiali sono sbagliati perché deformano il reale e che è possibile eliminarli.

Tanto per fare un esempio…oggi si parla molto di Programmazione Neurolinguistica, è una disciplina sviluppata negli anni settanta da Bandler e Grinder. È molto dibattuta, la usano nelle comunicazione di marketing. Può piacere o no, ma il concetto in sintesi è che loro propongono un modo per “migliorare” questo filtro che ognuno di noi ha quando guarda il mondo. L’Ontopsicologia ti dimostra che questo filtro è sbagliato perché ti porta a scegliere cose e situazioni che non ti appartengono, che non ti danno cioè né gioia nè soddisfazione! Per quanto tu possa ottimizzarlo, quindi, non arriverai mai a capire cosa ti serve per essere felice e realizzato…

Carlo: Ma di ke parlate? Cambiare mente, pensiero, comportamento, chiamatelo come vi pare, a me sembra proprio ke togliere questi occhiali significa alterare la propria personalità.

Alessio: No…guarda, credo di avere capito, provo a spiegarti sempre con la famosa storia degli occhiali…tu immagina che quando avevi pochissimi anni di vita ti hanno messo un paio di occhiali con le lenti rosse, ok? Ci sei cresciuto, li hai portati per anni e anni, convinto che tutto fosse rosso…pensa che noia e che monotonia… ;-) Un giorno ti dicono che il mondo è fatto di tanti colori e che se vuoi li puoi vedere…però devi togliere quella montatura a cui sei tanto affezionato…bè, a questo punto la scelta è la tua…però mi sembra evidente che l’alterazione è nelle lenti che ti porti appresso da una vita!! Toglierle, quindi fare il cambiamento, significa piuttosto tornare a vedere il mondo nella sua versione originale a colori…e quindi anche capire cosa veramente ci interessa e cosa no. Che dite, vi suona??

Bea: ok, abbiamo finito con la storia degli occhiali? Tutta questa faccenda a me sta facendo venire in mente il mito di Platone della caverna: quando si esce dalla prigionia della fissità di certi schemi mentali, si ha l’evidenza della finzione di tutto ciò che credevamo essere reale…

Quindi, in Ontopsicologia fare metanoia significa recuperare la propria autenticità. Significa tornare alla guida della propria esistenza dopo aver imparato a riconoscere e a leggere la segnaletica giusta, quella che ci porta alla realizzazione…se non torniamo autentici, è come essere alla guida della nostra auto “succubi” delle indicazioni di un estraneo che vuole arrivare alla sua destinazione, allontanandoci invece dalla nostra specifica meta…insomma, è un po’ come condurre un’esistenza senza sapere che si sta facendo il taxista, con la sola differenza che anzichè guadagnare, perdiamo…perdiamo le nostre opportunità di realizzazione!

quando ci si libera dalla fissità di certi schemi mentali, non si fa altro che recuperare qualcosa che già avevamo conosciuto, quindi qualcosa che ci apparteneva già in origine…prima di entrare nella caverna, prima di mettere le lenti rosse, etc….

Antonio Meneghetti

25 Marzo 2009 di mare01

Le scoperte di Antonio Meneghetti lo hanno portato nel tempo a mettere a punto un sistema di regole attraverso cui è possibile formare manager, imprenditori e politici.

Il suo metodo consiste innanzitutto nel fare la diagnosi sull’esistenza di un potenziale superiore del soggetto, poi verificare se a questo potenziale è connessa un’ambizione volontaria, e da ultimo se si ha il coraggio di affrontare sacrifici volti all’auto-perfezionamento e al contributo di socializzazione. Una volta individuato il potenziale leader, bisogna fare un piccolo training per aggiornare la sua coscienza all’intenzionalità chiara e distinta del suo In Sé ontico. Da qui unendo la propria ispirazione in connessione con la razionalità della situazione locale, forgerà interventi elementari per realizzare un progetto. Ciò implica individuazione, metanoia, cioè il cambiamento del proprio pensiero, e formazione.

Il risultato è la verifica dell’insieme, e solo questo crea autorità. Potremmo dire che il risultato ultimo è in qualche modo già previsto nell’intuizione del progetto. E lo troviamo presente nell’In Sé dell’uomo, anche se ogni uomo fortunatamente, nella creazione è unico.

Pensieri di ontopsicologia

23 Febbraio 2009 di mare01

Nel corso della storia, l’uomo operando delle scelte, si è creato delle strutture in cui oggi si trova ad operare. I punti di riferimento che ha l’uomo oggi sono arbitrari. Bastava una scelta differente per creare un presupposto, della società e della mentallità che guida l’uomo, differente. Ontopsicologia è tecnica per  ciò che è evidenza di vita.

European knowledge…

26 Gennaio 2009 di mare01

European knowledge is like the oil in Arabic countries: one has to know how to extract and refine it. However, the issue is the following: does reversibility exist between what is taught at university and what the professional world demands? Can professors really teach the practical meaning of work? The answer offered by the ontopsychological viewpoint: FOIL Management.


The Convention, held at the office of the European Parliament in Italy last May19th, has been Supported by the Office of the European Parliament in Italy, the Ministry of Education, of University and Research, Rome University “La Sapienza”, Faculty of Sociology, the Region of Lazio, the Province of Rome and the local Government of Rome, in addition to the Consent of the Presidency of the Italian Republic. It represents the nth leaf of the profitable collaboration between the European Ontopsychology Association and Rome University “La Sapienza” I Chair of Sociology, as the chairperson of the debate, Prof. Paolo De Nardis, director of the I Chair of Sociology and president CATTID, Rome University “La Sapienza”, pointed out1. It is a very topical and impelling subject for the future of our old continent: the European harmonization of the regulation of professions and respective courses of study. The main theme is the need to have an extremely concrete relationship between instruction and working experience, a stronger need in Italy than in the other European countries. It is an important possibility for comparison and the proposal of the ontopsychological view regarding culture, work, and making the young responsible for their own life2.
“The institutional” interventions have emphasized a series of successes, reforms, innovations (also with some disagreement), but everybody has come to a standstill before the evidence that university, studies and formative courses can give something, but not all. Although several efforts have been made, we have felt the sense of an incomplete, vain answer.
Let us try to understand why.
Although the Italian didactics Reform of the “3+2”, has increased the formative profiles – offering “slimmer” courses which are more easily put into practice in the work market – it has obtained a favourable opinion, but a lot of problems have arisen for which several solutions have been suggested. For example, it has been said that a lot of formative profiles risk being dispersive for young people if not based on a precise cultural design. They have also said that the “3+2” has reduced the distances from the work market and professions, but Italy is still suffering from a University which is not a top priority in the government political programs and that only by investing in education, the real structural heart of the problem, will we be able to define an accurate and European profile of professions. Moreover, several disciplines from the five year bachelor’s degree are in the three year courses, and in this way, the student is “bombarded” with information and has no time to synthesise what he is learning.
Actually, if we look at the problem from the ontopsychological viewpoint we can identify where the difficulty is: the institutions keep on encouraging individual welfarism, which causes the mitigation of responsibility in the young. Nevertheless, today, what are the choices and the opportunities for a young person? It is the development that creates the professions, and not vice versa, i.e. there is no course at the end of which our life can be settled. To nurse the infantile idea that there is a prearranged road made of guaranteed stages in our life, which soon become demands – such as degree, open-end contract, and retirement – for the young is equivalent to digging a grave that, before being professional, is psychological. Therefore, the truth is that institutions are not able to keep pace with what instead the individual by himself is able to produce.
Posing the question correctly, the ontopsychological education gives a suitable answer too. The time of education needs a culture of value, a specific forma mentis that goes beyond learning seen as a deposit of knowledge and technical abilities, these are certainly necessary, but are not sufficient unless the individual also has a foundation of conscience, health and functionality. Without these requirements, the world of work is probably only a pipe dream or a place people reach through cooptation and nepotism. Education is a setting up of personality: there is a similitude between to be able to do and to be able to be. It is therefore essential to include a space dedicated to the study and development of personality in any instruction. It is indispensable to promote knowledge, which is the mainstay of the person’s functional evolution to the elaboration of construction and social responsibility. At this point, the question comes up: What is the personality? In addition, how can we speak of personality without facing the topics of what are the psyche and the unconscious too? Could this gap actually be the determining factor that often causes young people to confuse illusions with motivations? Their own emotional deficiencies with concrete existential prospects?
Besides, we must not forget Europe. Italy has adopted with the 2005 communitarian law (carried out from 25 January 2006) the directive on the professional qualifications. Today, where working in France or Germany is like working near home, we speak about the necessity of harmonization, i.e. to create some legislative systems regulating education and work in a compatible way between one State member and another. In this sense, the establishment of the triennial bachelor in Italy could be in contrast with a few movements of the professions reorganization on a European scale. The institutional architecture of “3+2” has only a superficial homogeneity that, not only in Italy but also in other countries, has actually led to different solutions.3 However, here there is another problem: other foreign university structures, even though prestigious or connected to valid business stages, are looking for answers too. As if it were not enough, the problem related to the professional orders is still open. The comparison between the Mediterranean systems (supporters of orders and colleges) and the Anglo-Saxon one (where associations carry out this role) attests that now the difference is no longer so distinct and consequently it is necessary to rewrite the common rules here too. We go back to the bureaucratic solution.
The ontopsychological viewpoint shows an answer “dramatically” concrete and true on this point too: to teach the young that there is another world beyond the one they see “from the keyhole” of their home which claims them, that there are countries (for example, the Baltic ones) full of practical possibilities, resources, availability for realizing an entrepreneurial project in a few days. The solution is to give the young a universal humanistic culture (in which Europe is immensely rich) which shows them an overview of truth without illusion? and that, in last analysis, makes them responsible as builders of their own existence. So the culture must recover an ontological dimension that enables everyone to control the logical reason of truth, i.e. to know the way of doing, to know the logic. The institutions should help in this sense, putting some instruments at our disposal, giving a general survey of truth. Anyway, the individual has the greatest responsibility regarding his own existence.
We can agree that it is necessary to have a minimum of common European cultural base on which every State may prepare itself as it likes, and that the continuous learning and the adaptation to the various social systems of reference is very important too, since technology advances very fast on all the professional levels and the professional categories. However, we do not agree on the excessive bureaucratization of knowledge and on the fact that people think of waiting for the final solution always coming down (Italy or Europe indifferently). We are all waiting for answers, but what is the question?
The ontopsychological education catches the end of a skein again: does reversibility exist between the contents taught at university and what the professional world demands?
Can professors really teach the practical meaning of work?
Once again, there is a realistic, tangible, and accomplishable answer: FOIL management. There are twelve modules, entrepreneurs from every field and “apprentices leader” together in the same classroom, everyone with his own wealth and problems. Up front, an educator whose role is “to watch over” this circularity of osmosis, in a continuous feedback of people who are already in the world of work, that allows hic et nunc to verify the realistic advantage (what is not useful is modified) and the reversibility of the subjects dealt with. This allows measuring carefully which contents to deal with and to which depth. However, there is a further ingredient: there where one can discover a specific attitude, the entrepreneur himself becomes the object of formation and put himself in the teacher’s shoes. Therefore, not only a continuous adjustment and updating of the programs content, but also a direct transmission from those who are out there every day, risking, investing with responsibility and sacrifice their own time and money. And the effects are evident and speak for themselves: the project not only suits any profession, but it is also “exported”, with a certain flexibility (the program is three-quarters mutual and for a quarter changes in accordance with the country where it occurs), in other countries (Baltic Republics, Brazil, Germany), in a formative process of a really international and interdisciplinary nature. The purpose is to create a sort of European university, maintaining the aspect related to the subject of psychology unchanged. The method used by FOIL is the ontopsychological one, an interdisciplinary methodology suited to any profession, in whichever nation. Once the research is finished, maybe the FOIL Management course will result in a diploma. This didactic experimentation could replace a lot of American MBAs and give a European connotation.4
European knowledge is like the oil in Arabic countries: one has to know how to extract and refine it because the world of work includes some operators that allow for individual accomplishment to a purpose that is greatly social for everybody. The fact that the FOIL Management project, originating from a private initiative, is also able to open the way to the public institutions can depend on everyone who is reading too. In fact, one thing is sure: the answers are there, it is enough to want them and start working on them.

1 An important Convention on ‘Cinelogy: Cinema and the Unconscious’ has held at the Conference Room of the Rome University “La Sapienza”, Faculty of Sciences of Communication on 26th May 2005, in which cinema has been analyzed by the ontopsychological point of view. Cf. New Ontopsychology Review, n.1/2-2005, Psicologica Ed., Rome, pp. 38-45.
2 Next to the exponents of the Italian university world – such as Prof. Renato Guarini, Chancellor of the Rome University “La Sapienza”, Prof. Mario Morcellini and Prof. Luciano Benadusi, Deans respectively of the Faculty of Sciences of Communication and the Faculty of Sociology of the Rome University “La Sapienza” – have also intervened at the debate, after the thanks by the Officer of the European Parliament Dr. Orazio Parisotto, MP Stefano Zappalà, a member of the European Parliament and reporter both of the Directive for the Acknowledgment of Professional Qualifications and the Directive on the Public Contracts, and FOIL, in the persons of Dr. Pamela Bernabei (Consultant Coordinator FOIL and A.I.O. – International Ontopsychology Association) and Dr. Luca Morotti (FOIL Consultant), with the contribution of Andrea Pezzi, a famous television presenter, as an expert in communication and mass media, as well as operator of Ontopsychology.
3 For example, it is enough to say that “3+2” is the Bachelor Master (BM) in Europe, because it is the English model of Bachelor and Master, but in England, the Bachelor is not so professional a level as the triennial degree is seen to be in Italy.
4 Concerning this, the myths of the American universities and the English ones of Oxford and Cambridge ought to be exploded. Some research has underlined that the latter are the universities with the lowest level of knowledge. On the contrary, in the German school, – for example – theory is side by side with practice by work experience in a company, and a young person has to demonstrate having carried it out in order to find a job at the end of his studies. This is interesting, because a young person gets into the habit of a condition of sacrifice and responsibility. Acting, instead, like the French young people with their protest against the Contract of First Employment means not caring for risk and living on the illusion that the enterprise is obliged to give one a job.

Meneghetti

22 Dicembre 2008 di mare01

Il pensiero di Antonio Meneghetti  rivela una capace visione di teologia e filosofia antropocentrica. Dall’esistenzialismo storico apre l’evidenza dei vettori metafisici come unico oggetto di soggettività funzionale. Difende l’etica umanistica secondo i correlati metodologici dell’Ontopsicologia, specialmente se operati da uomini sani che attuano il proprio leaderismo attraverso un attento servizio alle progressive esigenze dell’umano e della società.

Predilige ogni campo di applicazione dove l’uomo possa incrementare se stesso: l’economia, l’arte, la politica, la musica, l’alta finanza, la moda, i processi dell’attività psichica. E’ fondatore e caposcuola della corrente artistica dell’OntoArte, in quanto ha sentito il richiamo dell’arte nella sua essenza dinamica e cromatica, lì dove il segno determina il concetto, e il colore la forma.