Antonio Meneghetti racconta il percorso formativo ed esperienzale che ha percorso nel mondo della psicologia.
“Un tempo, per almeno duemila anni circa, la psicologia era una scienza molto seria, riservata soltanto ai saggi, ai filosofi, ai santi padri; in sostanza, a persone di eminente maturità e sapere. La psicologia trattava delle cose della psiche: “psiche” è anima, spirito, l’atto della vita. Tutto questo è stato vero senz’altro fino al 1930.
Per duemila anni si è insegnata la psicologia inferiore e la psicologia superiore. Nel trattato di psicologia inferiore (che durava un anno), si studiavano i sentimenti, la percezione, il contatto, i sensi, il corpo, l’orientamento, la differenza tra l’ordine vegetale, l’ordine animale e l’ordine umano. In sostanza, in questo trattato confluivano tutte le scoperte compiute in qualche modo nei secoli precedenti, a cominciare dai primi “famosi” quattro elementi (Aria, Terra, Acque e Fuoco). Si trattava anche il sensismo, il materialismo, il fisicalismo, e senz’altro venivano offerte le definizioni che l’umanità aveva accumulato.
Poi, nel secondo anno, si studiava la psicologia superiore. In questo trattato, si affrontavano i concetti di “pensiero”, “mente”, “anima”, “intelletto”, “facoltà”, e l’analisi, la descrizione, la causalità, la specificità di questo fascio di conoscenza. Era, quindi, la strada per arrivare a comprendere l’intelletto e capire se poteva conoscere; per cui, si analizzava lo strumento – o la causa – del sapere. Nella psicologia superiore venivano descritti i caratteri, i temperamenti, attraverso diverse suddivisioni, anche perché, quando un sacerdote – buddista, ortodosso, islamico, cristiano – avvicinava un essere umano, una persona, doveva capirla. Per avere competenza, ad esempio, sul problema del bene e del male, ogni sacerdote sapeva la differenza tra ciò che era nevrosi, malattia, “cose per medici”. Poi, c’era il ramo che poteva riguardare il male in sé. Infine, dopo la malattia e il male, si entrava nella disquisizione tra le tendenze, le abitudini della persona e gli stimoli, le sollecitazioni, i richiami della grazia dell’Essere, quindi l’introduzione alla coscienza ascetica, mistica. In sostanza, i grandi sacerdoti ((indipendentemente dal credo abbracciato) avevano una matura psicologia nel discriminare, nell’orientare il giovane, l’anziano, in rapporto alla norma della vita e, successivamente, in rapporto alla norma della rivelazione, della trascendenza .
Dopo aver maturato la conoscenza della psicologia superiore, si poteva accedere allo studio di ciò che era la grande filosofia.
Successivamente, però, è arrivata l’ondata neurologica, psichiatrica, medica, che – per poter guadagnare credibilità all’interno dell’organizzazione istituzionale (religiosa o non religiosa, politica, qualunquistica o anarchica, etc.) – ha cercato di appropriarsi, a piccoli pezzi, dell’olimpo delle conoscenze ritenute veramente serie ed incontrovertibili. Senz’altro i medici hanno condotto molte lotte, quindi è un grande corpo dello scibile che ha avuto i propri martiri, le proprie incomprensioni, però – di fatto – la medicina ha cominciato a rubare termini preziosi alla grande conoscenza della psicologia tradizionale, superiore. Al proposito, ricordo che, quando cominciai a leggere le analisi, i trattati di Jung, Rogers, etc., notai subito che quegli studiosi parlavano della psiche ma non sapevano che cosa fosse: a loro mancava completamente la conoscenza di questa enorme formazione classica in riferimento a ciò che è la psiche, l’anima.
In sostanza, quella che oggi viene chiamata “psicologia sperimentale”, “psicologia scientifica”,“psicologia applicata”, etc. è una descrizione dei comportamenti psicosomatici: l’uomo è stato estromesso, buttato fuori da quel sapere che era pacifico e la psicologia è stata destinata ai malati, regredendo enormemente.
A mio parere, la causa che ha determinato la grande rovina della psicologia intelligente, facendola regredire attraverso un “impasto” troppo generale, è rappresentata dagli Stati Uniti: dal 1945, infatti, essi hanno stabilito il monopolio pseudo-scientifico di questa enorme scienza e l’hanno caratterizzata – ho l’autorità per dirlo – riducendola ad una psicologia standard, consumista, di massa, una psicologia al servizio del sistema e del business.
Nell’allora “blocco sovietico”, invece, di vera psicologia non si parlava, perché sussisteva il problema della “personalità”, anche se alcuni grandi psicologi stavano continuando le proprie ricerche in maniera autonoma. Altri grandi psicologi russi, all’inizio del 1900, erano andati negli Stati Uniti.
Nel 1983, fui chiamato per la prima volta dall’Accademia Russa della Scienze (il superiore organo scientifico russo) su indicazione di B.F. Lomov : fu lui l’uomo che mi scoprì e fece di tutto affinché io mi recassi a Mosca per tenere delle conferenze esclusivamente ad un pubblico di accademici (non a studenti o a professori). Prima di me, in quell’anno soltanto due psicologi erano stati formalmente invitati: Sapir e Rogers. Ma era Lomov la mente sottile che portava avanti tutto il discorso, anche se non appariva (con lui, infatti, ci eravamo incontrati a Roma). Egli era molto interessato all’In Sé ontico e al campo semantico. Per gli studiosi russi era importante uno scienziato che fosse in grado di parlare di psicologia individuale, psicologia della persona, psicologia umanistica: in tutto l’ambiente dell’alta intelligenza russa c’era la consapevolezza che, nella psicologia, mancasse qualcosa di grande, qualcosa che esisteva ma che loro ancora non conoscevano .
Da quanto detto, emerge che il primo obiettivo quello di fornire una conoscenza classica, perenne della psicologia superiore, che è necessaria soprattutto al professionista, all’uomo che decide una cultura vera e profonda. Non è importante per i pazienti o per gli studenti, ma per chi, umano, intende farsi fondamento, riferimento di certezza scientifica agli altri”. (Antonio Meneghetti)
A tal riguardo, ritengo che anche nella Chiesa ortodossa russa sia presente questa formazione, perché la psicologia superiore era comune in tutto il mondo. Il libro sul quale ho formato le mie prime conoscenze di psicologia superiore, ad esempio, era lo stesso che si studiava in Russia (dai sacerdoti), in Germania, in Inghilterra, in America Latina, etc.: era un testo basilare unico. Quindi, quando ci incontravamo, sapevamo in modo tranquillo questa cultura: esisteva una cultura base che nessuno discuteva, quelli erano i primi principi; poi c’erano diverse questioni aperte su cui ognuno aveva la propria posizione, ma erano sempre forme di dettaglio o di evoluzione.
(1927-1989) Ricercatore nell’ambito dei rapporti tra immagine e dinamica, primo decano della Facoltà di Psicologia dell’Università di Leningrado (oggi Università Statale di San Pietroburgo), fondatore e primo direttore (dal 1971 al 1989) dell’Istituto di Psicologia dell’Accademia Russa delle Scienze.
La ragione dell’assenza di questa conoscenza è chiara: nella politica popolare deve esistere sempre il popolo, la collettività, poiché il culto della persona non è previsto nel sistema sovietico marxista. È una coerenza politica. Tutto ciò è stato valido fino al 1980; poi le cose sono fiorite, etc.