INDIA: UN LEADER ‘FUORI DALLA SCATOLA’

13 agosto 2011

“Non molto tempo fa, i miei genitori lasciarono l’India e andarono in occidente, alla ricerca di un futuro migliore. Oggi, io mi ritrovo a tornare indietro diretto verso l’India per cercare occupazione: lì infatti c’è molto lavoro e l’economia prospera. Ma cosa dire riguardo l’elevata percentuale di giovani disoccupati e i relativi ‘effetti collaterali’ in termini di noia, pigrizia, microcriminalità, incremento dei consumi di droghe e altri abusi?”. Samrat Chakrabarti è un giovane attore indiano molto noto al vastissimo pubblico del suo Paese e non solo. Ed è stato uno dei protagonisti dell’inedita presentazione della realtà giovanile in India, svolta a Ginevra presso la sede ONU, nell’ambito dell’evento riservato ai Paesi di area-BRIC promosso dall’ Associazione Internazionale di Ontopsicologia e dalla Fondazione di Ricerca Scientifica ed Umanistica Antonio Meneghetti. Una presentazione inedita (poesia, musica, danza) ma non per questo meno pragmatica. “Per contrastare questi fenomeni – è stato detto – la prima cosa da fare è investire sull’educazione, promuovere cultura di impresa e l’avvio di nuove attività in proprio”: principi che sono alla base della formazione interdisciplinare che l’Ontopsicologia indirizza al giovane leader. “Pensiamo fuori dalla scatola’ – ha aggiunto Samrat Chakrabarti – così i nostri ragazzi avranno gli strumenti per diventare i migliori ‘cittadini globali’

I falsi miti intorno ad Antonio Meneghetti

1 giugno 2011

Quando un mio amico mi ha invitato alla conferenza di Roma sull’Ontopsicologia, non ho resistito e sono andato. Questo mio amico mi ha sempre parlato del Professor Meneghetti come un genio e la curiosità mi ha portato a cercare notizie su Internet che non erano sempre confortanti. La curiosità però mi ha spinto ad andare e queste sono le mie impressioni. Da quello che avevo letto su Internet mi sarei aspettato una persona un po’ sui generis, con l’aspetto da santone e l’arroganza tipica di chi vuole raccogliere adepti ed essere adorato come l’unica persona intelligente su questa terra. Invece ho trovato una persona di una certa età, educata, anche simpatica. Antonio Meneghetti è una persona normalissima, veste in modo curato ma parla in maniera a volte troppo complicata, come fanno d’altronde tutti i professori universitari. Basta però avere un vocabolario alla mano per scoprire che i paroloni che utilizza sono coerenti con i ragionamenti che fa, e il fatto di percepire “strani” alcuni discorsi è solo dovuto all’ignoranza dell’ascoltatore di termini che non sono tipici del linguaggio comune. Per farvi un esempio … se cercate la parola “organismico” tramite Internet, tra i risultati troverete due blog in cui si parla delle teorie ontopsicologiche (http://meneghettiantonio.splinder.com/post/20865817/organismico     http://antoniomeneghetti.wordpress.com/2009/10/15/il-criterio-organismico/ ) ma anche tanti link relativi alla psicoterapia, gestiti dagli studenti di psicologia. L’impressione che ho avuto è che Antonio Meneghetti non ha niente a che fare con la figura “mitologica” e controversa  (il leader della setta) con cui l’hanno dipinto su Internet. Anzi ho l’impressione che qualcuno goda dell’effetto alone suscitato dal clamore intorno ad Antonio Meneghetti per farsi un po’ di pubblicità gratuita.

Il Cavaliere, Meneghetti e dell’Utri

8 aprile 2011

La presenza di Antonio Meneghetti al raduno a Montecatini dei “Circoli” di Marcello Dell’Utri del 2006 non ha corrisposto per niente ad una partecipazione alla manifestazione in sé e per sé ma ad una di quelle, tante, manifestazioni collaterali promosse a margine dell’evento, come sempre si fa: per l’esattezza a quella dedicata alla presentazione di libri con l’intervento dell’autore. Che c’entra tutto ciò con il Cavaliere di Fininvest…? Da anni la Psicologica Editrice – che pubblica i libri di Meneghetti – partecipa a dozzine e dozzine di fiere del libro. E poi, provare per credere: perché non invitare il professore a qualche altra manifestazione, a prescindere da colori e bandiere? Purché si tratti di libri, però!

Antonio Meneghetti e il metodo ontopsicologico

20 febbraio 2011

In questo video l’Acc. Prof. Antonio Meneghetti illustra il metodo ontopsicologico, dalla sua nascita alla sua evoluzione.

Psicoterapia ontopsicologica: il criterio

3 febbraio 2011


In ambito psicologico, secondo un approccio critico, si è rilevato che la definizione degli obiettivi costituisce un elemento fondamentale per l’automotivazione al successo. In altre parole, si afferma che il modo in cui gli obiettivi vengono individuati, formulati e perseguiti influenza il successo o il fallimento degli sforzi compiuti dalle persone per realizzare se stesse e, di conseguenza, il loro benessere psicologico. Per tale ragione, si cerca di mettere a punto una serie di tecniche (goal setteng) per aiutare le persone ad individuare e a formulare “adeguatamente” i propri obiettivi. In tutto questo – al di là delle generalizzazioni e delle astrazioni (che, come si sa, funzionano solo entro certi limiti) – rimane cruciale un problema: in base a quale criterio è possibile stabilire con esattezza, e quindi senza possibilità di errore, l’obiettivo più “adeguato” per ciascuna persona, in un determinato contesto e in un particolare momento storico del suo processo evolutivo? Nella consulenza ontopsicologica, questa domanda, alla luce della scoperta dell’In Sé ontico, si rileva di semplice risposta. È sufficiente intercettare l’informazione, la direzione, la segnaletica dell’In Sé ontico del soggetto per sapere dove è meglio che il soggetto stesso vada e in che modo, perché questa informazione indica sempre l’ottimale del luogo e del momento: “la sicurezza scientifica sta nel criterio dato dall’intenzionalità di natura, cioè dal progetto che la natura ha fatto e sta facendo. Qualunque cosa diversa da questa progettazione è patologia, non è la vita”.

 

 

[Citazione da A. Meneghetti, Manuale di Ontopsicologia, Psicologica Editrice, Roma 2008, p. 255]

Selezione tematica complessuale

28 ottobre 2010

La selezione tematica complessuale orienta il soggetto sempre nella stessa direzione. Per selezione
tematica complessuale si intende dire che una persona sceglie (quindi seleziona) tra tante azioni quelle che
corrispondono al suo complesso (tematica del complesso). È il motivo per il quale ci si trova a fare sempre
lo stesso tipo di scelte che conducono sempre nelle medesime situazioni, sempre con la stessa tipologia di
persone. Ad esempio chi ha lo stereotipo per così dire “dell’eroe” o del “salvatore”, sceglierà di ritrovarsi di
frequente in situazioni che lo vedono coinvolto nel risolvere problemi di altre persone, magari sacrificando
se stesso. Allo stesso modo chi invece ha il complesso della “vittima” spesso si caccerà nei guai nell’attesa di
qualcuno che arrivi in soccorso. Premesso che non c’è nulla di male ad aiutare o a chiedere aiuto, sta di fatto
che la scelta dell’azione nella selezione tematica complessuale scatta automaticamente, come un software,
un programma impostato, impedendo al soggetto di valutare di volta in volta la validità e la funzionalità
di quell’azione. Finché non si elimina questo comportamento pre-impostato, il soggetto è determinato a
quel tipo di stereotipi che gli impediranno una propria funzionalità. La strada per rompere questo schema -
sostiene Meneghetti – è quella del mutamento da attuare attraverso i piccoli fatti del miricismo quotidiano,
la pratica secondo la quale occorre cominciare ad instaurare contro-abitudini positive cominciando dalle
piccole cose, come ad esempio la cura di se stessi.

Potenziale

14 luglio 2010

La scuola ontopsicologica constata che, nella maggioranza dei casi, l’uomo è deficiente al proprio potenziale. Cosa significa essere deficiente al proprio potenziale? “Proprio potenziale” significa che, nel momento in cui nasce, ogni uomo è munito, per natura, non solo di un corredo di attitudini e di potenzialità capace di garantirgli l’appagamento e la realizzazione, ma anche e soprattutto di un parametro che gli consente di conoscere, e quindi di operare, momento per momento, la scelta ottimale per sé. “Deficiente” significa che, nella maggioranza dei casi, malgrado questa
sua virtualità, l’uomo – a causa di un inconscio che vive ed agisce a sua insaputa – si comporta nella sua vita in maniera tale da rimuovere continuamente i suoi effettivi desideri, per operare in nome di un programma impostato da altri durante la sua infanzia, un programma che lo conduce fuori da se stesso e lo porta a costruire la sua vita non secondo la propria reale natura, ma secondo un Io fittizio. Questo Io fittizio è strutturato ed organizzato intorno ad un’immagine dominante – diversa per ciascun individuo – impressa nell’infanzia, che plasma e scolpisce il carattere ed il comportamento di ogni uomo e che si fa matrice e filtro di tutte le sue esperienze successive. È a causa di questa immagine primaria che ciascun individuo, per quanto cerchi coscientemente di evitarlo, si ritrova a selezionare sempre le stesse situazioni, gli stessi amici, gli stessi partner, gli stessi affetti, gli stessi ideali, etc., e si ritrova ad essere costantemente ripetitivo nell’errore.

Mente e corpo

8 giugno 2010

Mente e corpo, geni e ambiente, natura e cultura, ereditarietà e apprendimento…sono sono alcuni esempi delle numerose contrapposizioni che dilaniano la ricerca scientifica in generale, e in particolare quella relativa alla difficile convivenza fra medicina e psicologia. Perché ci si ammala, da dove viene il sintomo e come si trasmette la malattia…se per passione, per obbligo di studio o per professione ci si dedica all’indagine su questi due poli, non si può fare a meno di sperimentare l’effetto di “rimpallo” tipo pallina da ping-pong: è vero tutto ed il contrario di tutto, tante ricerche sostengono ciascun versante ma altrettante lo smentiscono. Per tanto tempo ho creduto che quella sensazione di aria che si accumula e che pesa nella testa, che puntualmente arrivava quando m’immergevo in queste analisi, fosse l’espressione di una personale incapacità di capire e di cogliere il bandolo della matassa. Finchè non è arrivata un’esperienza diversa: la testa sgombra, leggera, ma lucida e consapevole. È stato in quel momento che ho capito che la pesantezza nella testa era il segnale di una ricerca che andava a vuoto…insomma, come quando si pedala sulla cyclette!
La tesi della scienza Ontopsicologica, basata sull’esperienza clinica, è semplice e chiara: l’attività psichica può cambiare le coordinate biologiche ed alterarle molecolarmente . Non esiste cioè alcun salto “misterioso” dalla causa psichica all’effetto somatico, ma piuttosto continuità. Il male è sempre un linguaggio dell’uomo totale, pertanto la ricerca che parte dagli effetti, come nel campo medico, non ci consente di rintracciare la causa. Invece, partendo dal campo dell’attività psichica, si può sapere la causa, prevederla, controllarla e cambiarne anche gli effetti.

L’uomo tra cinema e comunicazione

25 marzo 2010

La prof.ssa Gladys Pinto Celedon dell’Università di Santiago (Cile) parla della “vocazione cinematica” dell’uomo come presente sin dagli albori della sua storia. Tale vocazione si è naturalmente evoluta insieme alla storia dell’uomo e alle sue scoperte scientifiche e tecnologiche. “Con lo scorrere dei secoli, assistiamo all’aumento dello sforzo intelligente, perseverante e sensibile di numerosi scienziati, filosofi, artisti e tecnici che apportano diverse teorie e invenzioni, cercando di ottenere una macchina che, più della fotografia, sia in grado di captare e riprodurre fedelmente l’immagine viva dell’uomo e del suo ambiente”.

Secondo lo specialista Marshall McLuhan, “il bambino di oggi cresce in modo assurdo poiché vive due mondi paralleli e nessuno di questi lo incentiva a crescere”. Si riferisce al condizionamento dei mezzi di comunicazione sociale e all’educazione tradizionale, e all’urgente necessità di conciliarli in nuovi procedimenti e metodologie che favoriscano il libero discernimento.

In questo contesto, è interessante la visione ontopsicologica su tutto ciò che è il mondo del cinema così come su quello della memetica. Antonio Meneghetti attribuisce a questi temi una importanza tale da dedicarvi due Congressi Internazionali di Ontopsicologia (“Il cinema e l’inconscio” – Roma 1982 e “Ontopsicologia e memetica” – Milano 2002). Gli Atti di tali congressi sono consultabili, per quanto riguarda quello del 1982, sul libro “Cinelogia ontopsicologica” (Psicologica Ed., Roma 2008, VII ed.), per quello del 2002, sul libro “Ontopsicologia e memetica” (Psicologica Ed., Roma 2003).

L’adattabilità del sistema neuronale: la plasticità sinaptica

23 febbraio 2010

Tutti noi ci siamo costruiti nel tempo, attraverso le esperienze, degli schemi di selezione/ elaborazione delle informazioni dell’ambiente e di produzione di risposte. Questi schemi corrispondono a precise di sequenze di neuroni che sono “tracciate” nel nostro sistema nervoso e che costituiscono le memorie delle esperienze e gli stereotipi di pensiero e comportamento.

Secondo l’originarietà con cui la natura ha creato questo meccanismo, dovremmo essere sempre flessibili nell’adattarci ai cambiamenti dell’ambiente, grazie alla possibilità di passare fluidamente da uno schema all’altro, da uno stereotipo all’altro. Si sceglie lo schema di “interpretazione” della situazione che corrisponde all’esigenza dell’hic et nunc. I neuroni, cioè, non sono definitivamente saldati fra loro in quel modo, ma creano delle connessioni temporanee, momentanee, che poi si spengono perché se ne attivino altre. In termini neurobiologici, cioè è reso possibile grazie alla proprietà del nostro sistema nervoso nota come “plasticità sinaptica”: il modo in cui i neuroni comunicano fra loro e stabiliscono connessioni è in grado di modificarsi e plasmarsi in base alle esperienze sensoriali a cui vanno incontro.

Questi elementi di neurofisiologia sono alla base della comprensione del processo di percezione e conoscenza secondo l’approccio della scienza ontopsicologica.


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