In ambito psicologico, secondo un approccio critico, si è rilevato che la definizione degli obiettivi costituisce un elemento fondamentale per l’automotivazione al successo. In altre parole, si afferma che il modo in cui gli obiettivi vengono individuati, formulati e perseguiti influenza il successo o il fallimento degli sforzi compiuti dalle persone per realizzare se stesse e, di conseguenza, il loro benessere psicologico. Per tale ragione, si cerca di mettere a punto una serie di tecniche (goal setteng) per aiutare le persone ad individuare e a formulare “adeguatamente” i propri obiettivi. In tutto questo – al di là delle generalizzazioni e delle astrazioni (che, come si sa, funzionano solo entro certi limiti) – rimane cruciale un problema: in base a quale criterio è possibile stabilire con esattezza, e quindi senza possibilità di errore, l’obiettivo più “adeguato” per ciascuna persona, in un determinato contesto e in un particolare momento storico del suo processo evolutivo? Nella consulenza ontopsicologica, questa domanda, alla luce della scoperta dell’In Sé ontico, si rileva di semplice risposta. È sufficiente intercettare l’informazione, la direzione, la segnaletica dell’In Sé ontico del soggetto per sapere dove è meglio che il soggetto stesso vada e in che modo, perché questa informazione indica sempre l’ottimale del luogo e del momento: “la sicurezza scientifica sta nel criterio dato dall’intenzionalità di natura, cioè dal progetto che la natura ha fatto e sta facendo. Qualunque cosa diversa da questa progettazione è patologia, non è la vita”.
[Citazione da A. Meneghetti, Manuale di Ontopsicologia, Psicologica Editrice, Roma 2008, p. 255]
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